Info, eventi, social





  • 2002: Partecipazione in qualità di ricercatrice al progetto “European Study of the Epidemiology of Mental Disorders” (ESEMED), coordinato in Italia dall’Istituto Superiore di Sanità promosso dall’O.M.S e dall’Università di Harvard
  • 2005: Conduzione di una Ricerca sulla condizione femminile all’interno delle carceri dell’Emilia Romagna promosso dall’Assessorato alle Politiche Sociali della Regione Emilia Romagna (pubblicata da Franco Angeli dal titolo “Donne e Carcere”)


Mutismo selettivo: la paura di parlare!

Attacchi di Panico Bologna

Alcune volte sentiamo dire: “Mia figlia, a casa è una chiacchierona, mentre a scuola non vuole parlare; si rinchiude in un mondo tutto suo, fatto di silenzi ed assenza!”

Che cosa succede a questi bambini? Perché decidono di non parlare, di non voler comunicare con il mondo che li circonda?
Nella maggior parte dei casi si tratta di semplice timidezza, che tende a scomparire con lo sviluppo e con l’esperienza. Quando, invece, questo tipo di atteggiamento risulta persistente e costante allora si parla di Mutismo Selettivo.

Che cos’è il Mutismo Selettivo?

Il Mutismo Selettivo fu studiato e diagnosticato per la prima volta da Tramer Moritz, nel 1934. Lo psichiatra infantile notò che alcuni bambini riuscivano a parlare e ad essere disinvolti solo quando si trovavano in un piccolo ambiente e con persone care, in caso contrario si bloccavano e si nascondevano.
Si tratta di un disturbo d’ansia poco frequente, che colpisce i bambini solitamente in età pre-scolare, cioè durante i primi anni dell’asilo (2-3 anni), o nel primo anno di scuola elementare (6-7 anni), ovvero in occasione delle prime interazioni sociali con il mondo esterno.
Il bambino cade in un profondo silenzio, che lo rende invisibile agli occhi degli altri. Non c’è alcun problema di tipo fisiologico o funzionale che impedisca di parlare, ma solo una condizione ansiogena di fondo. È come se il bambino subisse un congelamento fisico generale.
Per esser fatta diagnosi di Mutismo Selettivo il sintomo si deve presentare per almeno un mese.
Il fatto di ritrovarsi davanti ad altri bambini che non conosce, oppure davanti alle maestre, oppure in un mondo che non è quello di casa, provoca nel piccolo una condizione di insicurezza che si traduce con un atteggiamento di distacco e di irrigidimento fisico.
Il problema, quindi, non è l’assenza della parola in talune circostanze, che è solo il sintomo, ma ciò che ne è all’origine e quindi l’ansia!
Il bambino con Mutismo Selettivo è un bambino come tutti gli altri, non ha alcun ritardo di tipo mentale o fisico.
I bambini muto selettivi si bloccano e non parlano solo in situazioni dove provano disagio e senso di estraneità (per questo è più frequente si parli di Mutismo Selettivo fuori dalle mura domestiche ma non è escluso che il mutismo avvenga proprio in un contesto familiare).

Quali sono le cause del Mutismo selettivo?

Ad oggi, non sono state individuate le cause specifiche di tale disturbo. Secondo alcune ricerche questa condizione potrebbe essere associata principalmente ad un forte stato ansiogeno, quindi non dipenderebbe da passati traumatici o violenti. Si tratta semplicemente di un blocco emotivo che si manifesta nel bambino senza che si sia verificato alcun evento scioccante in precedenza.
Logicamente un atteggiamento del genere, se non adeguatamente trattato, può comportare seri problemi sullo sviluppo psicologico e sociale del bambino stesso.
Il più delle volte i bambini, spinti dalla voglia di comunicare, inventano un nuovo modo di esprimersi, alternativo, fatto di gesti e di segnali.  In questi casi forzare l’uso delle parole è la strategia più sbagliata!
È bene aiutare il piccolo a gestire la propria ansia, potenziandone allo stesso tempo l’autostima; in questo modo il bambino si sentirà libero di esprimersi, senza paura e senza imbarazzo.

Come curare il Mutismo Selettivo
Oltre al rafforzamento del senso di Sé e della propria Identità, è importante che il bambino inizi a riconoscere per poi verbalizzare i suoi pensieri disfunzionali e le sue conseguenti emozioni esperite nei vari contesti socio-relazionali non scegliendo più la strada dell’evitamento, della chiusura fatta di silenzio (che non è altro che un agire un’emozione di disagio) ma scegliendo la comunicazione! Con l’aiuto della psicoterapia infatti il bambino sarà capace di fare tutto questo compreso gestendo quindi i suoi motti interni attraverso la manifestazione verbale.

Fai in modo che anche il tuo bambino possa comunicare le proprie emozioni al MONDO INTERO!

Autore: Dott.ssa Chiara Satanassi
Psicologa e Psicoterapeuta a Bologna



Ambiti di intervento

  • Disagio o difficoltà di relazione (sociale, di coppia, familiare)
  • Disturbi dell’infanzia e dello sviluppo (disturbo da iperattività e Mutismo selettivo)
  • Disturbi dello spettro psicotico (schizofrenia, schizoaffettività, Disturbo delirante e Disturbo Pscicotico breve)
  • Disturbi d'ansia (attacchi di Panico, disturbi d’ansia generalizzata, ipocondria, fobie, ossessioni, compulsioni, stress post-traumatico)
  • Disturbi dell'umore (depressione, disturbo bipolare)
  • Difficoltà legate alle fasi della crescita (adolescenza, gravidanza, menopausa, pensionamento, lutto, perdite...)
  • Disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, obesità)
  • Disturbo del controllo degli impulsi (gioco d'azzardo patologico GAP, cleptomania, piromania, tricotillomania);
  • Disturbi di personalità (dipendente, evitante, ossessivo-compulsivo, antisociale, istrionico, narcisistico, paranoide, schizoide, schizotipico);
  • Disturbi sessuali (desiderio sessuale ipoattivo, avversione sessuale, impotenza, frigidita', anorgasmia, eiaculazione precoce, vaginismo)
  • Tossicodipendenza e droga (abuso di droghe e psicofarmaci)

Dott.ssa Chiara Satanassi - Psicologo Psicoterapeuta Bologna
Riceve presso lo studio privato sito in Via Canova 19, 40138 Bologna
chiarasatanassi@libero.it | privacy

num albo 3539 sezione A del 01/01/2004 Laurea in Psicologia Clinica

AVVISO: Le informazioni contenute in questo sito non vanno utilizzate come strumento di autodiagnosi.
I consigli forniti via web o email vanno intesi come meri suggerimenti di comportamento.
La visita psicologica tradizionale rappresenta il solo strumento diagnostico per un efficace trattamento terapeutico.

©2015 Tutti i testi presenti su questo sito sono di proprietà della Dott.ssa Chiara Satanassi.
Ultima modifica: 04/04/2016