Cosa dire e fare quando ci si separa?

Sappiamo bene quanto i bambini abbiano bisogno di entrambe le figure di riferimento. Tuttavia, capita che il nucleo familiare si disgreghi e in una faccenda già di per sé molto dolorosa, ci si trova a dover gestire non solo la rottura di una coppia che non c’è più, ma anche la propria vita come genitori.

Il primo cambiamento importante che i bambini si trovano a dover vivere durante una separazione è il vuoto lasciato dalla figura fisicamente mancante, spesso il padre.

Una presenza che, da costante, stabile e routinaria, diventa intermittente ed incanalata in giorni e ore predefinite.

In secondo luogo, il bambino si interfaccerà con una mamma spesso triste, arrabbiata o impaurita, con la quale non sa più bene come rapportarsi e di cui, in qualche modo, dovrà “farsi carico”.

L’aspetto più difficile da gestire per un bimbo che si trova a vivere la separazione genitoriale, è soprattutto la non comprensione di ciò che sta succedendo e delle motivazioni sottostanti.

L’assenza non solo di un’importante figura di riferimento, ma soprattutto del perché di tutto ciò che è accaduto, porta il bambino a sentirsi disorientato, spaventato, non più al sicuro in questa nuova realtà.

I genitori, purtroppo, sono spesso inghiottiti dal loro dolore e per non farlo vivere anche al proprio figlio tendono a minimizzare, abbozzando poco e male e spesso non in accordo tra loro, spiegazioni su ciò che sta succedendo, sperando in tal modo che il bambino non viva la rottura come un “ paravento emotivo” per il dolore .

Spesso si rimanda al bimbo una sofferenza sottostimata o, talvolta, si imputa al genitore che ha fatto la scelta della separazione la completa responsabilità della stessa.

Entrambe le gestioni della vicenda sono invece mal adattive per un bambino.

Nel primo caso perché lui sentirà che non è vero che non c’è dolore, avvertirà la discrepanza tra ciò che il genitore dice, sente e fa. Ascolterà i genitori dire che stanno bene, che tutto andrà per il meglio, che sarà un bel cambiamento anche per lui, andando talvolta in un ambiente nuovo con il papà, ma il bambino udirà queste parole da una mamma nervosa, che fatica a trattenere le lacrime e un papà magari triste che non sorride più.

Nel secondo caso, invece, sono manifeste le emozioni dolorose dei genitori, ma non sono da loro ben gestite o incanalate in un discorso in cui non ci sono genitori cattivi, ma solo situazioni di coppia che entrambi non riescono più a vivere serenamente.

Ci sono invece colpevoli e vittime, c’è una scissione tra buoni e cattivi all’interno della famiglia e questo crea un notevole turbamento e instabilità nel figlio, che lo porterà a doversi schierare nei confronti dell’uno o dell’altro, con conseguenti sentimenti di protezione verso un genitore e di forte rabbia verso l’altro.

Come fare allora a rimandare nel modo migliore una rottura così dolorosa a un bambino?

Sicuramente la via dell’autenticità paga.

Mostrate a vostro figlio i vostri sentimenti senza rimandargli però un dramma senza fine in cui voi siete sopraffatti: ditegli pure che avete fatto entrambi di tutto per tenere unita la famiglia, ma che alle volte non è davvero più possibile. Spiegategli che, sebbene con tanto dispiacere, è meglio rimanere genitori ma non più coppia. Ditegli che essendo questa la vostra attuale realtà e avendo litigato, siete un po’ arrabbiati l’uno con l'altro, ma che è normale anche questo quando si litiga ed avete deciso, per ritrovare la pace, di vivere separatamente.

Gli mostrerete parte dei vostri sentimenti, ma senza l’angoscia di non sapere come andrà la vostra vita d’ora in avanti, parlando al plurale: “..abbiamo fatto di tutto, abbiamo litigato ma abbiamo provato entrambi a rimediare, così  abbiamo pensato di comune accordo che è meglio una separazione..”.

In tal modo gli farete vedere che tra di voi c’è comunque cooperazione, che non c’è un genitore giusto e uno sbagliato,  ma che non ce l’avete fatta a rimanere uniti. Mostratevi comunque comprensivi ed accoglienti rispetto alle emozioni scaturite da vostro figlio, perché è normale che lui possa essere arrabbiato, triste o spaventato. Siate pronti a chiedergli spesso come si sente, cosa ne pensa e a rispondere alle domande che vi potrà fare, fatevi vedere disponibili ad un dialogo a tal proposito.

Se riuscite ad essere collaboranti, fate tutto questo assieme; è il “noi” della coppia che si disgrega non il “noi” in qualità di genitori ed è giusto, quindi, che la responsabilità di comunicare ai figli spetti ad entrambi.

Successivamente all’avergli reso noto la vostra decisione e le relative motivazioni, occorrerà parlare con il bambino di cosa questo, in concreto, comporterà nella sua quotidianità.

Decidete quanto più vi è possibile una routine stabile per lui, in maniera che lui sappia quando aspettarsi di stare con il papà e quando con la mamma e chiarite bene che durante i giorni in cui starà con l’uno, l’altro non sarà presente.

Fate sì che possa essere coinvolto nella scelta di cosa portare con sé quando sarà, per esempio, con il papà, se e cosa vorrà lasciare nella seconda casa: fate in modo che anche lì possa mantenere le sue abitudini (stessi biscotti per la colazione, stesso dentifricio etc...)

E’ un cambiamento importante per vostro figlio, fate in maniera che riesca a sentire il meno possibile l’imprevedibilità in casa (tipo papà che si presenta in un momento non concordato, o che cambino spesso i giorni in cui stare con la mamma o con il papà). Inoltre, anche le regole che prima della separazione facevate rispettare, devono rimanere invariate anche dopo la separazione.

State attenti al “mostro” della colpa; emozione spesso troppo cara a chi fa questa scelta, che non vi porti ad essere terribilmente accondiscendenti e a concedere troppo ad ogni richiesta di vostro figlio.

Tenete sempre a mente che la vostra funzione è quella di educare, non di fare felici sempre - e a tutti i costi - il vostro bambino.

Educando capita spesso di dover scegliere di imporre al proprio figlio una piccola frustrazione benché voi lo vediate meno, o gli abbiate fatto vivere la vostra separazione. Ai bambini occorrono argini alla loro libertà decisionale, sia che il bimbo viva un momento felice, sia che stia vivendo un periodo difficile.

Piuttosto, se vi capiterà di vederlo più capriccioso, nervoso o molto richiedente, non lasciatelo fare concedendogli ciò che dice di volere, ma parlate con lui di come sta. Mostratevi attenti alle sue reazioni, non nei termini di “dargliele tutte vinte”, ma in termini d’interesse a capire (insieme) cosa gli sta succedendo. Rimandategli anche qualche domanda, per cercare di fare emergere il suo stato d’animo e il suo bisogno sottostante; per esempio: “ ..sembri arrabbiato oggi, fermati un attimo che ne parliamo..è per caso perché ti manca il papà/la mamma?”, per poi parlare insieme e vedere di trovare una soluzione al momento, ad esempio quella di fare una telefonata al genitore mancante.

Questa attenzione ai suoi stati interni, farà sì che vostro figlio potrà sentire di avere genitori che si fanno carico di come lui si sente e che si può parlare di emozioni senza per forza agirle (si può dire di essere arrabbiati senza dover bypassare la comunicazione dello stato d’animo dando pugni!) e sapere di essere compresi  e accolti.

Anzi, in un momento difficile per vostro figlio, come in un periodo in cui occorre un nuovo assestamento, è ancora più importante che vi facciate vedere fermi sulle posizioni che avete sempre avuto e che entrambi seguiate una medesima linea educativa, in nome di un bisogno ancora più forte di stabilità.

Ecco allora che anche una separazione e dunque una frattura importante e delicata, può essere vissuta in modo non così traumatico ma, con certi accorgimenti (tra cui il vostro impegno a confrontarvi con vostro figlio rispetto alle sue emozioni), più leggero e rassicurante, perché il bambino continuerà a sentire la presenza di entrambi in tutto ciò che lo riguarda, i suoi pensieri, i suoi vissuti interni e le sue abitudini.

Autore: Dott.ssa Chiara Satanassi
Psicologa e Psicoterapeuta a Bologna



Ambiti di intervento

  • Disagio o difficoltà di relazione (sociale, di coppia, familiare)
  • Disturbi dell’infanzia e dello sviluppo (disturbo da iperattività e Mutismo selettivo)
  • Disturbi dello spettro psicotico (schizofrenia, schizoaffettività, Disturbo delirante e Disturbo Pscicotico breve)
  • Disturbi d'ansia (attacchi di Panico, disturbi d’ansia generalizzata, ipocondria, fobie, ossessioni, compulsioni, stress post-traumatico)
  • Disturbi dell'umore (depressione, disturbo bipolare)
  • Difficoltà legate alle fasi della crescita (adolescenza, gravidanza, menopausa, pensionamento, lutto, perdite...)
  • Disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, obesità)
  • Disturbo del controllo degli impulsi (gioco d'azzardo patologico GAP, cleptomania, piromania, tricotillomania);
  • Disturbi di personalità (dipendente, evitante, ossessivo-compulsivo, antisociale, istrionico, narcisistico, paranoide, schizoide, schizotipico);
  • Disturbi sessuali (desiderio sessuale ipoattivo, avversione sessuale, impotenza, frigidita', anorgasmia, eiaculazione precoce, vaginismo)
  • Tossicodipendenza e droga (abuso di droghe e psicofarmaci)

Dott.ssa Chiara Satanassi - Psicologo Psicoterapeuta Bologna
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num albo 3539 sezione A del 01/01/2004 Laurea in Psicologia Clinica

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Ultima modifica: 04/04/2016